Eurovision 2026, assemblea vara nuove regole e la permanenza di Israele, in quattro si ritirano

EBU Eurovision

Quattro emittenti televisive pubbliche hanno annunciato  il ritiro dall’Eurovision Song Contest 2026, previsto a Vienna dal 12 al 16 maggio, in segno di protesta contro la partecipazione di Israele alla competizione. Rtve (Spagna), Rte (Irlanda), Avotros (Olanda) e la radiotelevisione slovena hanno comunicato la decisione di boicottare l’evento dopo mesi di aspre polemiche legate alle operazioni militari israeliane a Gaza.

La scelta arriva all’indomani della riunione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) a Ginevra, dove gli organizzatori hanno confermato la presenza di Israele nel contest. Diversi membri avevano richiesto l’esclusione del paese mediorientale, ma l’assemblea ha respinto la proposta.

Boicottaggio anche televisivo: si torna indietro al 1979

Le emittenti che hanno annunciato il boicottaggio hanno motivato la decisione citando le azioni militari israeliane a Gaza, e non ritenenendo sufficiente l’accordo di pace in corso. Una scelta antisemita, che ripoterà indietro le lancette dell’orologio alla metà degli anni 70: queste emittenti infatti non trasmetteranno nemmeno la rassegna, come i Paesi arabi negli anni 70: un boicottaggio che quindi non è contro il Governo israeliano ma contro un popolo e la sua gente. 

L’EBU aveva tentato di prevenire la crisi convocando la riunione ginevrina con l’obiettivo di superare le tensioni interne. Durante l’incontro sono state presentate nuove regole di voto: per l’edizione 2026 il numero massimo di voti per metodo di pagamento (online, sms e telefonate) sarà ridotto da 20 a 10, nel tentativo di rendere il sistema più equilibrato. Tuttavia, la conferma della partecipazione israeliana ha vanificato gli sforzi diplomatici degli organizzatori.

Le regole sono state approvate a larga maggioranza, ma questi quattro Paesi, ai quali con ogni probabilità si aggiungerà mercoledì l’Islanda, non le hanno ritenute sufficienti. La Spagna aveva proposto di escludere tutti i Paesi in guerra, situazione che avrebbe coinvolto anche l’Ucraina.

La replica di Israele e la posizione EBU

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha reagito alla decisione dell’EBU esprimendo soddisfazione per la conferma della partecipazione del suo paese.

“Israele merita di essere rappresentato su ogni palcoscenico del mondo”, ha dichiarato Herzog su X. Il capo di stato ha sottolineato come la competizione debba continuare a promuovere “la cultura, la musica, l’amicizia tra le nazioni e la comprensione culturale transfrontaliera”.

Herzog ha inoltre ringraziato “tutti i nostri amici che si sono battuti per il diritto di Israele a continuare a contribuire e competere all’Eurovision”, definendo la decisione una dimostrazione di “solidarietà, fratellanza e cooperazione” che rafforza “lo spirito di affinità tra le nazioni attraverso la cultura e la musica”.

EBU aveva spiegato più volte che Eurovision è un concorso fra televisioni e non fra governi e che l’emittente KAN non è il braccio armato del Governo in quanto proprio Netanyahu ha provato più volte a chiudere l’emittente o a silenziarla, perchè dava spazio all’opposizione.

L’assemblea EBU e le nuove regole

Relativamente alla discussione sulle nuove regole, EBU spiega che:

Ai partecipanti che rappresentano i membri dell’EBU è stato chiesto di votare in una scheda segreta sul fatto che fossero sufficientemente soddisfatti delle nuove misure e salvaguardie annunciate il mese scorso senza avere un voto sulla partecipazione all’evento del prossimo anno.

Un’ampia maggioranza dei deputati ha convenuto che non c’è bisogno di un’ulteriore votazione sulla partecipazione e che l’Eurovision Song Contest 2026 dovrebbe procedere come previsto, con le garanzie supplementari in vigore.

In vista della votazione, c’è stata una discussione di ampio respiro in cui i deputati hanno espresso una varietà di opinioni sulla partecipazione all’Eurovision Song Contest. Molti deputati hanno anche colto l’occasione per sottolineare l’importanza di proteggere l’indipendenza dei media di servizio pubblico e la libertà di stampa di riferire, non da ultimo in zone di conflitto come Gaza.

Parlando dopo la discussione, il presidente dell’EBU Delphine Ernotte Cunci ha detto:

Il risultato di questo voto dimostra l’impegno condiviso dei nostri membri per proteggere la trasparenza e la fiducia nell’Eurovision Song Contest, il più grande evento di musica dal vivo del mondo Queste discussioni hanno portato a modifiche significative alle regole dell’Eurovision Song Contest, assicurando che rimanga un luogo di unità e scambio culturale.

A seguito del voto, le emittenti saranno ora invitate a confermare la loro partecipazione ad Eurovision 2026. L’elenco completo dei partecipanti per l’edizione del 70°anniversario dell’Eurovision Song Contest sarà annunciato prima di Natale. Non si escludono sorprese: c’è ancora in ballo il possibile debutto del Kazakistan e quello del Canada.

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