“Jugoslavia” di Zejna Murkić, la canzone che ha fatto arrabbiare il Kosovo
La canzone è arrivata ad un passo dallo staccare il biglietto per l’Eurovision 2026. Non c’è riuscita perchè è arrivata seconda alla selezione serba e forse è meglio così, anche se è migliore del brano che ha vinto “Kraj mene” dei Lavina.
Perchè “Jugoslavia” di Zejna Murkić, ha riacceso una vecchia fiammella, quella dei Balcani e delle sue vicende politiche. Apparentemente la politica non c’entra nulla con la canzone che ha un testo d’amore e lei stessa ha smentito i legami con vicende politiche, però a ben vedere, alcune parti del testo lasciano presupporre una doppia lettura, come classicamente avviene ad Eurovision quando si vuole lanciare un messaggio politico benchè il regolamento lo vieti
“Non distruggere, unisci”, è forse il verso più controverso. Ma anche “Queste sono le cose che il denaro può distruggere: maniere, morali fiducia, integrità, vite, famiglie, paesi”
La testa è andata subito al Kosovo, che da tempo vuole entrare nella EBU e gareggiare ad Eurovision, la cui indipendenza non è però riconosciuta dai serbi e meno che mai dai leader del Paese. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rilanciato la vicenda tramite il suo corrispondente da Belgrado Tomas Rozer. Il quale ha raccontato come i kosovari su X abbiano iniziato a far girare la protesta: “La Serbia non può separare la politica dall’Eurovision”.
Eppure come detto Zejna assicura che la canzone non ha nulla a che fare con la politica. In Serbia, scrive il giornale, è considerata un’attivista per i diritti dei rom e delle donne, è anche conosciuta come la madrina della Belgrado Pride Parade, e sostiene anche le proteste degli studenti. “La Jugoslavia è una metafora e la Jugoslavia è un sogno. La mia canzone parla di amore, persone, unità e speranza”, ha detto l’artista.
Certo è che il testo lascia a più di una interpretazione anche perchè in tutti e sette gli stati della ex Federazione non c’è una valutazione unanime su ciò che è stata la Jugoslavia. E visto che il testo dice “io e te siamo la Jugoslavia”, ed è una canzone d’amore, è chiaro che qui si vuole far passare il messaggio positivo, quello più caro alla popolazione più anziana, che vedeva comunque e nonostante la dittatura nella Federazione un simbolo di unità sotto la “via nazionale al socialismo” di Tito.
In un certo senso ricorda canzoni eurovisive del passato come per esempio quella “Desfolhada” di Simone De Oliveira (1969) che sotto il salazarismo paragonava la spigatura del grano alla nascita di un figlio.
Di sicuro, non è piaciuta alla parte kosovara, che l’ha fatta però diventare virale in rete, anche se per motivi opposti. La parte serba per esaltarla, quella kosovara per criticarla
