Verso Eurovision 2026- Non solo San Marino: 10 italiani (+1) che hanno cantato sotto altre bandiere

alessandra mele eurovision semifinale

Scaldiamo i motori in vista di Eurovision 2026, un’edizione che vedrà in concorso ben 4 artisti di sangue italiano (oltre a Sal Da Vinci e Senhit anche Sarah Engels e Veronica Fusaro), C’è una lunghissima lista di artisti, nella storia del concorso, che hanno sangue italiano ed hanno partecipato battendo una bandiera diversa da quella dell’Italia.

Certo, c’è San Marino che può contare su Achille Lauro, Piqued Jacks, Michele Perniola, Gabry Ponte e la citata Senhit, ma non solo. Anche Paesi insospettabili hanno schierato nel corso della loro storia eurovisiva cantanti di origine italiana. Ne abbiamo scelti 10 fra più noti e meno noti. Più un undicesimo, per un doveroso omaggio.

Paolo Meneguzzi (Svizzera 2008)

Nel 2008, mentre partecipava alla Domenica In post Sanremo, Paolo Meneguzzi fu “redarguito” da Pippo Baudo perchè annunciò la partecipazione ad Eurovision – parola allora bandita in Rai – e per giunta per la Svizzera. “Ci vado con loro perchè l’Italia non partecipa“, disse. La cosa infiammò una polemica sull’assenza dell’Italia, ma intanto se ne iniziò a parlare. Il cantautore italo-ticinese portò a Belgrado un pezzo tutto made in Itaky, scritto con Vincenzo Incenzo. Ed era italiano anche uno dei coristi, Thomas Grazioso ex Amici. Il brano però non superò le semifinali. La Svizzera è il Paese che ha schierato più italiani e infatti merita un secondo passaggio

Gianni Mascolo (Svizzera 1968)

La Svizzera è il Paese che ha schierato più italiani e merita un secondo passaggio. Milanese, Gianni Mascolo è negli ani 60 un artista non sempre nel mainstream ma comunque con una solida carriera. Vince una selezione nazionale organizzata a Roma insieme alla Rai e zeppa di italiani (c’era fra l’altro anche Ricky Gianco). Alla Royal Albert Hall perde il derby italiano con Sergio Endrigo, chiudendo tredicesimo. Ha vissuto a lungo a Londra, gestendo un ristorante, sino alla morte avvenuta 10 anni fa. La lista della Svizzera come detto è molto lunga anche se molti sono figli di emigrati nati e cresciuti in Svizzera o nati in Italia e poi emigrati al seguito della famiglia

Roberto Meloni (Lettonia 2007 e 2008)

Roberto Meloni da Ardara (Sassari) nel 2007 era già una star della tv lettone: si era trasferito a Riga per l’Erasmus e c’è rimasto a fare spettacolo. Viene chiamato in corsa nel progetto Bonaparti.LV, composto da cinque tenori lettoni ai quali deve insegnare a cantare in italiano e diventare il sesto componente. Il brano, composto dall’autore svedese Torbjorn Wassenius, ha un improbabile testo in italiano scritto dalla moglie di costui, la siciliana. Francesca Russo. Sedicesimo, l’anno dopo ci riprova nel progetto Pirates of the sea e si guadagna un giro nelle tv italiane. Raffaella Carrà in particolare lo invita a Carramba.

Frida Boccara (Francia 1969)

Pur sotto bandiera francese ed in effetti anche di nazionalità francese, possiamo dire che Frida Boccara è la seconda vincitrice eurovisiva di sangue italiano.  I genitori sono infatti ebrei livornesi trasferitisi prima in Tunisia poi in Marocco dove lei è nata. Grande nome della chanson francese degli anni 70, l’anno prima vince un’edizione di Eurovision molto controversa, dove si classificano in quattro prime a pari merito (tutte donne) senza alcun barrage.

 

Sandra Kim (Belgio 1986)

Il caso vuole che quest’anno sia proprio la tv del Belgio vallone a sovrintendere alla partecipazione belga e così quasi certamente ritroveremo Sandra Caldarone da Liegi, figlia di un abruzzese e una campana, a celebrare i 40 anni dalla sua vittoria ad Eurovision. Prima e unica del Belgio e molto contestata. Sandra Kim infatti a dispetto del testo del brano, aveva solo 13 anni, ma fu appunto iscritta come quindicenne. Vane le proteste della Svizzera seconda per farla squalificare. Il brano, peraltro composto in gran parte da siciliani emigrati in Belgio, vende 3,5 milioni di copie e lancia la sua carriera. Anche la lista del Belgio, paese dei rital (così venivano chiamati gli italiani che emigravano in Belgio per lavorare nelle miniere attorno a Liegi), è molto lunga e ovviamente sono tutti francofoni, in questo caso discendenti degli immigrati.

 

Nino De Angelo (Germania 1989)

No, non avete letto male. Non è un refuso. C’è proprio scritto Nino De Angelo ed ovviamente è un moniker ispirato al celebre scugnizzo della canzone italiana. All’anagrafe è Domenico Gorgoglione, figlio di genitori pugliesi emigrati in Germania. Nel 1989 arriva all’Eurovision sull’onda di una discreta carriera nella scena schlager, con un brano firmato nientemeno che da Dieter Bohlen dei Modern Talking. Quattordicesimo, l’Eurovision sarà un passaggio nella sua carriera, fatta di alti e bassi ma tuttora attiva.

Dario Campeotto (Danimarca 1961)

Le non proprio tenerissime – con la rassegna – cronache italiane del tempo raccontano che “l’assonnato pubblico si destò soltanto al nome di Dario Campeotto, accompagnato da un modesto applauso”. Peccato che Dario Campeotto fosse in gara per la Danimarca.  Figlio di piemontesi, la famiglia si era trasferita per lavoro in Danimarca perchè il padre era diventato direttore di uno stabilimento Fiat da quelle parti. Quinto classificato all’ombra della Croisette, sede dell’Eurovision 1961, diventerà uno dei più solidi nomi dello schlager danese ma vivrà a lungo in Italia insieme alla moglie fino alla morte avvenuta nel 2023.

 

Alessandra Mele (Norvegia 2023)

Di lei si parlò ovviamente molto nel 2023 per la scelta di costruire la sua carriera nella terra della madre, la Norvegia. Originaria di Pietra Ligure, Alessandra Mele ha sfiorato il podio nell’edizione di Liverpool dopo aver vinto prima The Voice of Norway e poi il Melodi Gran Prix. Assurdo che nessuno abbia mai deciso di invitarla a Sanremo anche solo come ospite…

 

Mary Christy (Monaco 1976)

Monaco- assente da dopo l’edizione 2006 – ha quasi sempre gareggiato con artisti francesi. Pochissime eccezioni. Una di queste è Maria Cristina Ruggeri, in arte Mary Christy. Nata a Lussemburgo da padre bergamasco e madre abruzzese. Oscura cantante di musical, viene selezionata dalla tv monegasca nel 1976 portando a casa un ottimo terzo posto. Risultato che però non le vale uno slancio nel mainstream. Tuttora attiva, anche nel teatro, col suo nome di battesimo.

Ciro De Luca (Romania 2007)

Cantante e performer figlio di padre napoletano e madre rumena nonchè ex poliziotto, Ciro De Luca prende parte ad Eurovision nel 2007 (tredicesimo) all’interno di una curiosa ensemble vocale composta da rumeni di diversa estrazione, provenienza e lingua. Scrive e canta la sua parte in italiano. Portavoce delle canzoni di Nino D’Angelo in Romania,  è tuttora attivissimo nei circuiti di questo genere e di recente ha ritentato senza fortuna la qualificazione per l’Eurovision

 

BONUS TRACK – Shkodra Elektronike (Albania 2025)

Non potevamo ovviamente non omaggiare Kole Laça e Beatriçe Gjergji, gli italiani d’Albania. Lei umbra d’adozione, lui veneto d’adozione, da oltre 30 anni nel nostro Paese e cittadini italiani. La loro “Zjerm”, inspiegabilmente solo ottava ad Eurovision 2025, resterà scolpita come uno dei capolavori imperituri della manifestazione. A parere di chi scrive, la più bella canzone della rassegna degli ultimi 20  anni.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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