La conferenza stampa pre-Eurovision 2026 e quella voglia di compensare colpe inesistenti

Si potrebbe definire perfino “surreale”. La conferenza stampa di presentazione di Eurovision 2026 targata Rai ha avuto come centro certamente Sal Da Vinci, che sarà il rappresentante italiano col brano “Per sempre si”. Ma poi si è parlato anche del boicottaggio attuato da cinque Paesi contro la partecipazione di Israele

E quello che è emerso chiaro è che ancora una volta non c’è contezza che al grande gioco di Eurovision non partecipano i governi bensì le tv nazionali. Che non sono la stessa cosa, anche se qualcuno fa finta di non saperlo. E in fondo è qui che nasce l’idea di fondo sbagliata che muove verso il boicottaggio. C’è voluto l’ufficio stampa della Rai, nella persona di Dante Fabiani a ribadirlo, per ricordare quella che è la posizione della Rai, che è presente con spirito di inclusione.

L’altro dato che emerge è che non è ancora ben chiaro come funzioni davvero, Eurovision. Sono le tv ospitanti, quindi in questo caso l’austriaca ORF a gestire il panel degli ospiti, non la EBU o chissà chi altro. E naturalmente, a pochi giorni dal via, è evidente che tutto sia stato già deciso, come abbiamo già detto. Anche per questo suonano come fuori tempo le parole di Williams Di Liberatore, capo dell’intrattenimento Rai:

Come Rai faremo una moral suasion perchè un cantante palestinese sia presente ad Eurovision 2026.

Una sorta di commedia degli errori. Uno da parte di chi la domanda l’ha fatto – che dimostra di non sapere nulla ma proprio nulla di come funziona la rassegna e non avere avuto nemmeno voglia di arrivare preparato, l’altro da parte dello stesso manager Rai. Perchè si, la proposta di far esibire un cantante palestinese poteva anche starci, ma certo non è che lo si decide a prove già iniziate.

“E attenzione, sarebbe comunque fuori gara, perchè lo ricordo che gareggiano le tv”, si destreggia come un nocchiero nel mare in tempesta il sempre ottimo Dante Fabiani. Insomma l’unica cosa che prevale è la solita narrazione unilaterale secondo cui un cantante palestinese dovrebbe partecipare per bilanciare non si sa bene cosa, visto che KAN, la tv israeliana, non è controllata dal Governo e la sua partecipazione in concorso è stata votata a maggioranza dagli stati membri.

I protagonisti della conferenza stampa hanno “parato il colpo”, come si dice, respingendo tutto al mittente. Dice Gabriele Corsi

Il problema esiste, non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, ma invidio chi ha solo certezze e mai dubbi. Se escludi, se cerchiamo sempre cosa ci divde piuttoso cosa ci unisce, restiamo chiusi nelle nostre certezze. Quanto a me, sono stato nei posti di guerra, anche rischiando, come ambasciatore Unicef. Ho fatto uno spot per Gaza. In questo contesto sarebbe ingiusto e inadatto prendere una posizione pubblica: noi siamo qui per raccontare l’evento

Elettra Lamborghini si accoda:

Noi siamo per l’inclusione, come dice giustamente la Rai.Chapeau a chi sceglie di rinunciare, è una posizione difficile, perchè scegli di fare a meno di un palco così importante.

Più ecumenico Sal Da Vinci:

Ho rispetto per chi protesta, ma  penso sempre che Eurovision e la musica in generale siano un bagno di inclusione, il palcoscenico ci tiene uniti, la musica è musica e non c’entra niente con la politica.

Insomma, non c’è che dire, il clima e già bello caldo. E dunque Let the Eurovision Song Contest 2026 begin.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

Potrebbero interessarti anche...