Eurovision 2027 con debutti internazionali e ritorni: il fallimento di un boicottaggio politico

Eurovision 2026 Bandiera italia

Il cammino verso Eurovision 2027 è cominciato ed è già più che scoppiettante. La Bulgaria è pronta ad ospitare l’evento dopo la vittoria di Dara con “Bangaranga” a Vienna: il Governo di Sofia  ha già messo sul piatto 20 milioni di Euro per uno show che si preannuncia di grande importanza per un Paese che per la prima volta avrà l’occasione di mostrarsi al Mondo come organizzatore di un evento di questa portata. La città ospitante sarà svelata a fine mese ma appare certo che si andrà a Sofia, alla 8888 Arena, come qualche leak sembra aver spoilerato.

L’Italia ci sarà. Il dg Rossi alla presentazione dei palinsesti Rai lo ha implicitamente confermato citando Eurovision, ma ancora di più è un indizio l’assurda decisione di organizzare una serata “Eurovision” a parte all’interno di Sanremo (qui avevamo spiegato il perché), confermata proprio ieri dal direttore artistico Stefano Di Martino Ci sarà anche San Marino, fra i primi a riconfermare la partecipazione. Ma le novità sono diverse

Il ritorno della Macedonia del Nord

Era atteso ed è arrivato. La Macedonia del Nord torna in concorso: mancava da Eurovision 2022, quando Andrea Koevska non riuscì a centrare la finale a Torino con “Circles”.A chi segue le vicende geopolitiche, non sfuggirà che il ritorno macedone avviene in casa del “nemico”, quella Bulgaria che sin qui sta ostacolando l’ingresso di Skopje nella Ue perché l’ala più estremista non ne riconosce l’esistenza, considerandola una sua regione anche per la presenza di medesima lingua e alfabeto. I due paesi si sono anche scontrati più volte per questo ad Eurovision e il nuovo premier bulgaro, l’ex presidente Rumen Radev non è esattamente una “colomba” sull’argomento. Vedremo se Eurovision 2022 servirà a distendere gli animi e costruire ponti piuttosto che invece ad alzare altri muri.

Benvenuto al Canada

L’ultima assemblea EBU a Praga è servita per la creazione di una nuova membership, quella di “accessorio”, creata per le minoranze linguistiche all’interno dei grandi Paesi: la prima ad usufruirne è la tv della Catalogna.

Ma la vera notizia è l’acquisizione dello status di membro effettivo di CBC Radio Canada: un riconoscimento che chiude 15 anni di collaborazione e una lunghissima trattativa. La tv canadese, espressione di una comunità con tantissimi europei ha acquisito quindi il diritto pieno di partecipare ad Eurovision. Cosa che CBC ha immediatamente annunciato: ci sarà quindi il debutto della foglia d’acero sul palco di Sofia. Il rappresentante sarà probabilmente scelto con una finale nazionale.

Al momento dunque, oltre alla Bulgaria hanno confermato la partecipazione ad Eurovision 2027: Canada, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Lussemburgo (con 2 milioni di budget!), Macedonia del Nord, Norvegia, Regno Unito, San Marino, Svezia, Svizzera,

Nessun altro voto su Israele

Martin Green, direttore esecutivo di Eurovision, parlando al settimanale Variety, la più grande rivista di spettacolo americana, ha confermato: non ci sarà un secondo voto su Israele. La sua partecipazione è definitiva.

Non ci sarà un secondo voto, la questione è chiusa. I membri si sono espressi in modo definitivo. Quasi il 70% ha deciso che le emittenti di servizio pubblico non sono responsabili delle azioni dei propri governi e che l’emittente israeliana Kan dovrebbe poter partecipare.

Quanto alle presunte irregolarità sul voting, Green ha spiegato:

Abbiamo esaminato tutto poco fa. Purtroppo, mi è sembrata solo una sorta di rivisitazione di tanti frammenti sparsi. Anche quest’anno abbiamo avuto una votazione pienamente convalidata. Non abbiamo riscontrato alcuna prova di promozione a pagamento su larga scala, né alcuna prova di irregolarità nelle nostre votazioni. Sappiamo che la possibilità per ogni spettatore di votare 10 volte non influisce in alcun modo sul risultato. La nostra votazione è equa, autentica e convalidata, ed è come qualsiasi altra votazione, in realtà. Se il risultato non vi convince, l’anno prossimo votate di più e votate per qualcos’altro.

Il fallimento di un boicottaggio strumentale

Alla luce di queste parole, sarà interessante capire cosa succederà ora con i cinque Paesi che nel 2026 hanno boicottato Eurovision per la presenza di Israele, ovvero Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Spagna Slovenia.

Al di là del fisiologico calo di ascolti, un dato è apparso chiaro al momento di tirare le somme: il boicottaggio è fallito. Dal punto di vista sostanziale, perché se l’obiettivo era quello di mettere in ginocchio EBU e “piegarla” ad una scelta politica mascherata da “responsabilità sociale” (perché ricordiamo, l’Eurovision deve restare apolitico solo se fa scelte che piacciono ai fan politicizzati), beh questa operazione è naufragata. EBU ha risposto con il ritorno di tre Paesi dell’Est che mancavano da tempo (Bulgaria, Romania, Moldavia), che hanno fatto primo, secondo e ottavo; con il ritorno nel 2027 della Macedonia del Nord e il debutto del Canada. Chi tifava per la svalutazione del brand vede invece l’Eurovision sbarcare in Asia,dove per la prima volta verrà organizzato (in Thailandia il prossimo autunno) uno spin off del concorso, col vincitore che sarà sul palco anche  a Sofia (non è chiaro se in gara o come ospite).

Ed è notizia recente che il nuovo premier ungherese Petr Magyar vuole far tornare la tv ad Eurovision 2027: le trattative sono avviate, da capire se questo avverrà ancora con MTVA o con la nuova emittente che nascerà al suo posto visto che il  rinnovato Parlamento magiaro ha votato per resettare tutto dopo l’era Orbàn anche nei media. E chissà che Eurovision 2027 non veda anche il ritorno della Slovacchia: la nuova tv varata dal premier Fiço ha riaperto le porte alla partecipazione, nonostante quest’ultimo sia tutt’altro che un fautore dei valori europei. Non pare essere più una questione politica, ma solo economica. Sia in Ungheria che in Slovacchia hanno inciso molto le recenti partecipazioni di artisti nati in questi Paesi ma sotto altre bandiere: Abor & Tynna e Cosmò (magiari con Germania e Austria) e Adonxs (slovacco per i cechi). Il pubblico vuole l’Eurovision e le tv pubbliche si allineano.

Per non parlare poi della questione relativa a Monaco, il cui ritorno è sempre sul piatto con 100.000 euro pronti da spendere. Il 2027 potrebbe, si dice, essere l’anno buono.

Ma il boicottaggio è fallito anche in maniera formale. Il programma alternativo trasmesso dalla tv spagnola la sera della finale è stato visto da poche centinaia di migliaia di persone mentre la tv slovena ha ricevuto un’ondata di proteste sia per la mancata partecipazione e trasmissione, che per aver trasmesso al posto di Eurovision una programmazione sulla Palestina “dal fiume al mare”. Qui trovate tutto l’approfondimento. Se però volete un riassunto, è presto fatto. Alla tv slovena è stato imputato di aver privato arbitrariamente gli spettatori che pagano il canone della trasmissione dello show e gli artisti di una piattaforma di promozione importante. Inoltre la tv è stata imputata di aver trasmesso dieci giorni di programmazione sul conflitto a Gaza solo in chiave palestinese e senza contraddittorio, oltrechè di aver volutamente oscurato ogni notizia su Eurovision da qualunque trasmissione del servizio pubblico.

Il nuovo premier Janez Jansa, succeduto a Golob che non è riuscito a formare il Governo, ha spostato a destra l’asse e come prima mossa ha revocato il riconoscimento dello stato di Palestina e ora pare che il ritorno della tv slovena sia solo una questione economica. Jansa non potendo intervenire completamente sui vertici della tv, la cui governance  è attualmente affidata  in gran parte a rappresentanti di organizzazioni sociali e professionali potrebbe intervenire foraggiando l’emittente, alle prese con problemi di budget cambiandone il modello di finanziamento. La sensazione è che RTVSlo sarà in gara in Bulgaria.

Anche i Paesi Bassi sono pronti a tornare. A differenza di spagnoli, svedesi e irlandesi, hanno trasmesso l’evento grazie alla redazione giornalistica e ora si sa già che è pronto un piano B qualora Avrotros dovesse tenere il punto sul boicottaggio: a trasmettere l’evento e organizzare la partecipazione sarebbe Max, l’emittente dedicata al pubblico più adulto (qui il riassunto della vicenda e la spiegazione su come funziona il servizio pubblico olandese).

 L’Islanda per ora resta in silenzio, ma il flop della messa in onda di Eurovision 2026 senza la partecipazione, per una tv dove solitamente il programma fa il 90 percento di share starebbe portando i vertici di RUV a serie riflessioni sull’opportunità di proseguire nel boicottaggio.

Boicottare Israele, ma solo se è gratis

Restano, come ultimi giapponesi al fronte, spagnoli e irlandesi. Della Spagna s’è già detto. RTVE tiene per ora il punto, sostenuto dagli eurofan spagnoli, anime belle per le quali “Eurovision è morto”, intanto però nel regolamento del Benidorm Fest 2027 c’è scritto che “qualora la Spagna decidesse di tornare ad Eurovision, il vincitore non potrà rifiutare”. In Spagna si voterà nell’Autunno 2027, sempre che Pedro Sànchez non cada prima (eventualità tutt’altro che improbabile visto il quadro politico frizzantino anziché no in Spagna) ed anche qui si profila un cambio di colore. Staremo a vedere.

Ma più ancora di RTVE, la situazione che meglio fotografa l’ipocrisia di un boicottaggio “a rischio zero” è quella di RTE, la tv irlandese. Il più grande sindacato irlandese ha chiesto alla tv di proseguire il boicottaggio sino a quando Israele sarà in gara e di non mandare in onda nemmeno Irlanda-Israele, gara di Nations League di calcio.

Ebbene, la risposta della tv dà l’esatta misura del senso del ridicolo e di quanto questo boicottaggio serva soprattutto a fare hype:

Non trasmettere una delle partite per le quali il servizio pubblico ha un obbligo contrattuale porterebbe ad una sanzione. Mentre non trasmettere Eurovision non comporta alcuna infrazione.

Dunque, il boicottaggio di Israele va bene, purchè non ci vada di mezzo il portafogli. Un po’ come gli artisti portoghesi dell’ultimo Festival da Canção che si espressero per il boicottaggio solo dopo essersi informati che una rinuncia ad Eurovision in caso di vittoria non avrebbe comportato sanzioni economiche.

O come quel dirigente della tv irlandese che per boicottare Israele aveva chiesto di cambiare tutta la piattaforma di streaming della tv, curata da un’azienda israeliana. Poi però gli hanno fatto notare che sarebbe stata una spesa eccessiva per l’azienda e quindi ha fatto marcia indietro.

Resterebbe il Belgio, o meglio VRT, l’emittente fiamminga, quella che nel 2027 sovrintenderà la partecipazione belga, in alternanza con i valloni di RTBF.  VRT aveva puntato i piedi, chiedendo con forza “un nuovo voto diretto sulla partecipazione di Israele o non partecipazione”. Poi nei giorni scorsi il passo indietro: “Chiediamo un voto diretto su tutto, non solo su Israele”, con riferimento al fatto che il voto dello scorso Dicembre fu in realtà una consultazione sull’opportunità o meno di mettere ai voti la partecipazione israeliana. Se ne saprà di più a fine anno, ma Martin Green, interpellato sulla vicenda, ha detto di non essere a conoscenza di ulteriori Paesi che vogliono boicottare e che nel 2027 i Paesi in gara saranno più dei 35 di Vienna.
Chi tifa per la fine di Eurovision, dunque si metta l’anima in pace: il brand gode di ottima salute e ha ancora lunga vita davanti.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *