Sanremo 2015: ecco di cosa parlano le canzoni dei Campioni

Il Festival di Sanremo 2015 sarà decisamente “rassicurante”. Testi banali, pochissima fantasia, molto sole, cuore e amore. La quasi totale assenza in concorso di artisti che hanno nell’uso della parola in musica il loro punto di forza abbassa il livello dei testi, già solitamente non altissimo. Molte firme giovani, è vero, ma anche i più rodati non sembrano aver dato il meglio, almeno sul fronte dei testi. Che trovate tutti sul sito di Sorrisi e Canzoni.

Il peggiore, a tratti imbarazzante, è quello scritto per Il Volo:Amore/solo amore è quello che sento/Dimmi perché quando penso penso solo a te/ dimmi perché quando vedo vedo solo te/ Dimmi perché quando credo, credo solo in te grande amore/Dimmi che mai/Che non mi lascerai mai (…). Amore, sei il mio amore /Per sempre, per me”.  E la cosa peggiore è che  più o meno, il pezzo, pare inizialmente destinato ad Orietta Berti, è tutto così.

Il Volo

Talmente brutto da rivalutare i tre testi di Francesco Silvestre, un altro che di solito non brilla per originalità (e non lo fa nemmeno stavolta, per inciso). Annalisa, Bianca Atzei e Anna Tatangelo cantano tutte e tre d’amore romantico declinato in varie forme, con testi vietati ai diabetici visto l’alto tasso di zucchero: “Disegna una finestra tra le stelle da dividere col cielo /Da dividere con me /E in un istante io ti regalo il mondo/ Baciarti e poi scoprire che l’ossigeno mi arriva dritto al cuore /Solo se mi baci te /E non sentire/Bisogno più di niente”, dice Annalisa. Bianca Atzei ha invece in carico un amore finito in un brano che inizialmente era stato pensato per Alessandra Amoroso: “So che non serve a niente /Però io ti amo mentre dentro muoio/No, tu non puoi capire/Che sei il solo al mondo con cui voglio stare”. Anna Tatangelo rilancia sul filone tipico dei Modà. Anche qui baci, zucchero, canestri di retorica: “Sorridere alla pioggia mentre bagna e cade /Morire in un tuo bacio senza respirare/E perdermi come una goccia/In mezzo alle tue braccia”.

Per dire, canta d’amore finito anche Nesli, ma il testo è assai meno retorico: “Dammi tutto adesso/Tutto quello che hai/Dammi l’odore addosso/Se no mi perderai/Della tua pelle in fiamme/Dammi l’amore in faccia/E i morsi suIIa carne/La vita che si slaccia”. Ermal Meta, autore per Chiara, non si stacca dalla media bassa e scontata e un po’ dispiace, perché in realtà scrive molto bene. Strofe interessanti, molto meno il ritornello: “Allora saliremo sopra il cielo /A piedi nudi mano nella mano/Andiamo dritti fino al paradiso/ Un po’ più su/ Dove tutto intorno esplode l’universo/E io che vedo solo il tuo sorriso/Che fa sembrare tutto straordinario/Come te”. Appena meglio il testo dei Dear Jack: “Niente è per sempre/Il mondo esplode tranne noi/Che abbiamo fretta/Di perderci cercando/Il senso dentro questo viaggio”.

I cantautori, si diceva. Grazia Di Michele a parte, manca la figura classica del genere, ci sono però artisti ben inseriti nel filone pop. Sul fronte dei testi d’amore la sorpresa è Lorenzo Fragola:Ti dirò, siamo uguali come vedi/ Perché senza piedistalli, non riusciamo a stare in piedi”, nella sua semplicità è una buona idea, come anche “Il cuore è il tuo bagaglio a mano perché hai tutti i pregi che odio/E quei difetti che io amo”. Il ragazzo ha 19 anni, vale la pena ricordarlo.

Nek

Gli onesti cesellatori della canzone d’autore pop fanno il compitino, più o meno bene, senza però brillare. Alex Britti non si discosta dal suo stile di scrittura, aspettiamo quindi di sentire la melodia: “E allora guardami toccami stringimi /Ti prego fallo ancora/Fa che una storia speciale/Diventi una bandiera/Falla librare nel cielo/Rendila importante/Trattala come se fosse/Un cuore di diamante“. Il testo di Gianluca Grignani invece sembra un album di fotografie, di singoli scatti e nella disillusione per le cose brutte del mondo spunta l’amore come salvezza: “L’amore è un fiore che se nasce non conosce inverno ed io ci credo (…)  Fortuna c’è lei che mi dona bellezza dagli occhi suoi /Non voglio mai più sentirla lontana“.

Hanno scritto di meglio sia Nek che Raf, ma anche qui si dice che la musica sia il pezzo forte dei rispettivi brani: “Siamo fatti per amare/ nonostante noi/ siamo due braccia e con un cuore/ solo questo avrai da me/Fatti avanti amore“, canta l’artista emiliano; “Sei tutto quello che voglio/Anzi sei molto di più/E a quanti dei miei problemi/La soluzione sei tu (…) Stringimi forte perché/Ti farò girare girare girare volare/E splenderemo per sempre“, risponde il collega foggiano.

Si staccano dalla media Nina Zilli e Malika Ayane. La prima, che firma di suo pugno canta “Io vorrei dare a te/Quello spazio che ti serve ma non c’è”, in un testo crudo, amaro, ma sentito. La seconda – che ha dichiarato ad Eurofestival News di essere affascinata da un’eventuale designazione eurovisiva – scrive insieme a Pacifico. Coppia rodata, abituata ai testi importanti e non banali. Amore finito anche qui, ma con crudezza: “Se lo vuoi rimani/Non c’è molto da dire che non sia già detto (…) Adesso e qui/Nostalgico presente/Forse è già domani“.

E CHI NON CANTA D’AMORE… –  E’ un Marco Masini ormai maturo, diverso da quello degli esordi, quello che arriva di nuovo a Sanremo 6 anni dopo l’ultima volta. La sua “Che giorno è”, a suo modo è un grido di speranza: “Ricominciare/Come la prima volta/Dimmi che adesso t’importa/E smettila di smettere/ Vivere ed amarsi vivere e lasciarsi vivere riconquistarsi/Come l’ultima volta/In questa vita che ha fretta/Di vivere che giorno è“. Banale anche il testo del brano di Lara Fabian: “Voce per chi voce non ne ha /Per dare un senso a questo tempo…/Voce che è rumori di città/ Mi entra dentro come il vento...”.

Coruzzi Di Michele

Biggio e Mandelli la buttano sull’ironia, che è la cosa che a loro riesce meglio: “Ho comperato un tablet col wi­fi/ La connessione non funziona mai/E all’ora della Champions League/ Mio figlio vuol vedere Peppa Pig (…) Vita d’inferno/Se lo sapevo prima rimanevo dentro l’utero materno/Vita d’inferno/Si soffre sia d’estate che d’inverno“. La sensazione è che la ricanteremo parecchio a lungo.

Portare a Sanremo un testo autoreferenziale è complesso, ma se trovi la chiave giusta può funzionare. Se invece parli del perchè le cose non stanno andando bene,  come nel caso di Moreno, diventa quasi imbrazzante: “Sul Tom Tom via del successo /Poi non so cosa è successo (…)  Vorresti bloccargli il tempo Nakamura/Un’armatura è distrutta dopo una brutta figura/E oggi mi sento freddo per questo parlo schietto/Parto diretto come sul dischetto/Almeno te l’ho detto sincero di petto”Irene Grandi parla in terza persona ma in fondo la protagonista è un pò lei stessa. A tratti sembra di leggere una storia d’amore finita fra donne e invece no, è solo la vita che cambia. Questo si, che è un testo che funziona: “Ed una mattina sei uscita/Non sei più tornata/Sei stata di parola/Non ti sei fermata/Con il vento sei volata via da quel che non è giusto/Questo vento non avrà padrone non avrà governo“.

Il testo migliore, come prevedibile è quello scritto da Grazia Di Michele per il suo duetto con Mauro Coruzzi. Parla di omosessualità con delicatezza e stile e certamente non turberà alcuna coscienza: “Questo qui è il mio corpo benché cangiante e strano /Di donna dentro un uomo eppure essere… umano/Sfogliando le parole di questa età corriva/Divento moralismo e fantasia lasciva/Crisalide perenne costretta in mezzo al guado/Mi specchio alla finestra e sono mio malgrado/Io non so mai chi sono io sono per la gente/ Coscienza iconoclasta volgare e irriverente (…)”. Applausi a scena aperta.

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