Conchita Wurst, Sanremo, l’Eurovision e quelle distorsioni che rovinano la festa

Quella di stasera sarà una serata da record, che sarà scolpita a caratteri cubitali nella storia del Festival di Sanremo. Per la prima volta infatti, si esibirà cantando il vincitore dell’ultima edizione dell’Eurovision Song Contest. Conchita Wurst salirà sul palco dell’Ariston invitata proprio in quanto vincitrice della manifestazione. Il legame fra le due rassegne, sancito quest’anno con l’indicazione nel regolamento sanremese che il vincitore potrà, se lo vorrà, prendere parte in rappresentanza dell’Italia alla rassegna europea sarà finalmente chiaro anche al grande pubblico.

Perchè prima, in fondo, l’Eurovision a Sanremo era sempre stato un pò “clandestino”: da quando nel 1998 l’allora capostruttura Mario Maffucci negò la partecipazione alla Minetti fresca di vittoria suggerendole invece il Festival di Viña del Mar, dove poi non andò, fino al 2007 quando dovette essere lo stesso Al Bano a dire che i Vocal Group Comos, che avevano appena duettato con lui in “Nel perdono” erano reduci dall’Eurovision Song Contest. 

E perchè tre edizioni fa, quando uno sponsor portò Ell & Nikki allo scopo di consegnare a Nina Zilli il biglietto per Baku era oltre mezzanotte e i due furono sul palco giusto il tempo di annunciare il nome, senza cantare. Cinque minuti in tutto, per una manciata di gente, senza spiegare niente.  Stavolta sarà diverso ed è un evento storico, anche se non sarà la drag queen austriaca ad annunciare il rappresentante italiano, perché di Eurovision giocoforza si parlerà, si dovrà parlare.

Conchita Wurst canterà e chi saprà andare al di là della barba, del personaggio, scoprirà una persona e un’artista le cui canzoni possono piacere o  meno (a me per esempio, non fanno impazzire), ma che interpreta il proprio ruolo con serietà, capacità e professionalità, lontano dai clichè e dagli stereotipi. La confezione, l’incarto, è solo un ornamento, in fondo, come quando scarti un regalo.

Ma “comunque vada sarà un successo“, diceva Chiambretti proprio sul palco di Sanremo. E sarà così anche se qualcuno al di là di quella barba non saprà andare, se alcuni dovessero criticare ancora una volta la presenza di Conchita Wurst. Magari chissà, sarà anche grazie a quella barba che qualcuno a maggio si collegherà su Rai 4 prima e su Rai 2 poi, pensando di assistere alla fiera del trash e poi invece si accorgerà che in realtà  l’Eurovision è uno show di altissimo livello e una festa della musica, dove c’è di tutto ma prevale la voglia di mettere a confronto culture  musicali. Spesso anche lontane e diverse dal consueto, ma altrettanto (e forse proprio per questo) interessanti da scoprire. E sicuramente vissute con identica professionalità, se non talvolta addirittura maggiore rispetto a quella cui siamo abituati.

Coruzzi

TUTTA COLPA DELL’IMMAGINE –  Conchita Wurst stasera canterà, perché è per cantare che è stata invitata a Sanremo. E per parlare di Eurovision, non per altro. In fondo lei stessa, con la sua immagine e la sua performance è già un messaggio. Carlo Conti ha già detto che “non farò alcuna intervista, ci ha già pensato Giletti nel suo programma”. Ma se anche alla fine lei dovesse affrontare per un solo minuto quelle tematiche delle quali è un simbolo, non c’è niente per la quale valga la pena scandalizzarsi. Lo dico da cattolico praticante: amici che siete cattolici come me, ma davvero avete paura di una drag queen con la barba  che viene a presentare il suo singolo come Biagio Antonacci o Gianna Nannini?

Davvero vi fa paura quell’immagine solo perchè è così forte? Davvero amici cattolici vi spaventa tutto questo? Davvero basta una barba per destabilizzare? E a proposito, non date retta a chi per due click in più ha aumentato gli zeri: viene per 12mila euro (fonti RAI) non 120mila: roba che nemmeno alle feste di paese, ormai. Mauro Coruzzi ieri ha cantato la disforia di genere, senza parrucca e senza nome d’arte e non si è andati al di là di qualche blanda protesta. E certamente sarà così anche nei prossimi giorni, se manterrà la promessa di volersi presentare al femminile.

Ru Paul

Questa paura ingiustificata fa riflettere. Quando nel 1994 a Sanremo venne ospite Ru Paul o  quando le Sorelle Marinetti cantarono in gara con Arisa nel 2010, non si alzarono levate di scudi. Così come nessuno disse niente quando di omosessualità e di amori gay  cantarono, sempre a Sanremo Federico Salvatore, Anna Tatangelo, Valeria Vaglio e Renzo Rubino. Tutta gente, in fondo dall’aspetto rassicurante. Compresa la “maschera” Ru Paul. 

Le parole sono importanti, ma oggi forse l’immagine lo è di più. E finisce per condizionare i  giudizi. Successe sul fronte opposto per suor Cristina  e ne riferimmo sta succedendo ora per Conchita Wurst. In entrambi i casi,  nel modo peggiore. Invece basterebbe poco. Concetti come libertà e tolleranza non hanno padroni, basterebbe ripartire da quelli e applicarli sempre. Usarli solo quando fa comodo però è più facile  e costa molta meno fatica.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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