Chikiss e “Four Forty five”, l’alt-pop bielorusso che ha conquistato i palchi indie

Inziamo l’anno con un’artista della quale i circuiti indipendenti parlano molto. Si chiama Galina Ozeran, meglio nota come Chikiss. Nata in Bielorussia, da tempo vive e lavora in Germania a Berlino. Sarà fra le protagoniste dell’Eurosonic Noorderslag, in programma a Groningen nei Paesi Bassi dal 14 al 17 Gennaio.

Vent’anni di carriera possono sembrare un’eternità nel panorama musicale contemporaneo, eppure per Chikiss questo arco temporale rappresenta solo l’inizio di un’esplorazione artistica che continua a sfidare ogni classificazione. La compositrice e produttrice bielorussa, ha costruito il suo percorso su una formula apparentemente impossibile: fondere post-punk, minimal wave, elettronica sperimentale e synth-pop attraverso un approccio volutamente irrazionale, il tutto cantato rigorosamente nella sua lingua madre.

“Between Time And Laziness”, il nuovo album recentemente pubblicato da una etichetta tedesca, arriva dopo tre anni di silenzio discografico e segna un punto di svolta nella carriera di Ozeran. Non solo per la produzione affidata al polistrumentista finlandese Jaakko Eino Kalevi, ma soprattutto per la genesi tripartita del progetto: scritto tra Atene, San Pietroburgo e Berlino, il disco rappresenta una mappa geografica ed emotiva che attraversa l’Europa da est a ovest, portando con sé le contraddizioni e le speranze di un’artista cresciuta all’ombra dell’Unione Sovietica.

La collaborazione con Bureau B rappresenta molto più di un semplice cambio di etichetta. Per la prima volta, Chikiss può contare su una distribuzione internazionale capillare che le permette di raggiungere un pubblico ben oltre i confini bielorussi e tedeschi. Un traguardo significativo per un’artista che ha sempre privilegiato l’integrità creativa alla commerciabilità, spaziando dalle colonne sonore per film muti alle reinterpretazioni di brani new wave, blues, folk ed elettronica. Qui sotto trovate l’ottima “Four Forty five”.

Il nuovo lavoro esplora territori esistenziali, psicologici e filosofici attraverso texture elettro-acustiche arricchite da sottotoni jazz, pesando l’oscurità e la luce in un equilibrio precario che alla fine propende per la speranza. Temi come la motivazione e l’insicurezza, l’eredità sovietica e l’empatia collettiva vengono trattati con un estro cinematografico che conferma la maturità artistica di Ozeran, rendendo questo album il suo lavoro più considerato e raffinato fino ad oggi.

Per comprendere appieno la complessità di Chikiss, tuttavia, è necessario immergersi nel suo intero catalogo: un corpus di opere che testimonia un’evoluzione costante dalle radici nel rock sperimentale verso un suono distintivo che fonde minimalismo sintetico e improvvisazione dal vivo, sempre mantenendo quell’irrazionalità che è diventata il suo marchio di fabbrica. Un altro esempio è “Nevesta”, che trovate qui sotto.

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