Boy George rilascia una canzone pro-Israele e scatta la shitstorm (anche dei media)

Esce “Od Nirkod (We Will Dance Again)”, un brano scritto e cantato da Boy George, nel cui testo c’è una chiara presa di posizione sulla situazione relativa alla guerra fra Israele ed Hamas. Il cantautore anglo-irlandese già leader dei Culture Club se la prende soprattutto con chi nega il 7 Ottobre e ha una indignazione selettiva, cioè soltanto contro Israele e gli ebrei e non anche invece contro i massacri di Hamas.

Che Boy George sia un sostenitore di Israele è noto a tutti. Ha una stella di Davide tatuata e anche recentemente in occasione dell’intervista realizzata per la sua partecipazione ad Eurovision 2026 insieme a Senhit lo aveva ribadito.Lui è dalla parte di Israele e dalla popolazione ma non sostiene il Governo Netanyahu.

“Ho molti amici ebrei, che conosco da quando avevo 15 o 16 anni. Ci sono persone che mi chiedono, “come essere umano con dei principi” di voltare le spalle ai miei amici: questo non succederà, non succederà mai (…) Sin dall’inizio della mia carriera indosso la stella di Davide. Andate a rivedervi le foto dei Culture Club. Sono sempre stato molto connesso con la popolazione ebraica, ma non necessariamente connesso con Israele. Non ho realmente una opinione su quello. Ma la missione della musica è unire le persone”

L’effetto dell’uscita di questa canzone, promossa su X è stato però comunque una vera e propria shitstorm nei confronti dell’artista, soprattutto per aver negato la parola “genocidio”.  Nel testo,  Boy George non va troppo per il sottile:

Tu dici genocidio, io dico guerra
Non menzioni mai il 7 ottobre /
Giovani violentati contro gli alberi /
Omicidi a Tel Aviv
Per il crimine di ballare /
Condanni gli ebrei, con memoria selettiva
Musicisti che tengono bandiere, con la bocca come pecore
La propaganda alimentata da Internet sembra così debole

E nel ritornello, ribadisce ancora di più la sua posizione: “Se mai avrai dei dubbi io sto con gli ebrei. Non mi sento coraggioso, ho solo bisogno di comportarmi da essere umano”. 

Il titolo riprende un’espressione strettamente legata all’attacco di Hamas del 7 ottobre al festival Supernova Sukkot Gathering, in cui sono morte 378 persone e che ha spinto Israele a lanciare la sua campagna militare a Gaza. Non solo: è  anche il titolo di un documentario del 2024 sull’attacco.

A differenza di molti artisti che hanno denunciato il genocidio e boicottato Israele, Boy George ha respinto gli appelli del movimento Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) ad aderire al boicottaggio di Israele all’Eurovision e a non esibirsi a Tel Aviv. E anzi, fu tra i firmatari della lettera a cura del Creative Community for Peace group nel quale si sotiene invece la partecipazione di Israele, sottolineando “lo stupore ed il disappunto” per la richiesta di bocottaggio “in quanto Israele sta rispondendo al più grande massacro di ebrei dai tempi dell’Olocausto”

 

Be reasonable, think it my way

Relativamente alla shitstorm, sorprende prima di tutto il fatto che ci si accorga solo ora delle posizioni di Boy George, a testimonianza di come ci si muova ormai in blocco, formato testuggine  senza nemmeno informarsi su chi sia la persona: “Musica orribile, persona orribile, ed è arrivato a sostenere un genocidio solo per fare il bastian contrario sperando che gli tornasse utile, ma non accadrà. Hai distrutto qualsiasi buona fede qualcuno potesse avere nei tuoi confronti e hai solo scavato una fossa ancora più profonda per la tua carriera ormai morta”.

Tutto il resto, anche se molto brutto, rientra in quello a cui stiamo assistendo dall’8 Ottobre 2023: non si può avere una opinione diversa dal sostegno pro-pal e chi la pensa diversamente sostiene anche  automaticamente il governo israliano. Ancora peggio, se si sostengono gli ebrei in generale, come nel caso di Boy George. Il tutto finalizzato a rimuovere la causa scatenante del conflitto, ovvero il massacro perpetrato da Hamas il 7 Ottobre o comunque a giustificarlo. “Be reasonable, think it my way”, verrebbe da dire

La narrazione a senso unico

Chi ci legge sa come la penso ma sa anche che qui ci occupiamo di musica e non di politica. Tuttavia, non posso non fare a meno di notare come gli articoli su questo brano, anche nei media mainstream, siano tutti monodirezionali e confrontino il testo con un rapporto della commissione “indipendente” della Onu che dice il contrario ma che non è affatto una commissione indipendente perchè formata interamente da esperti con uno storico pro-pal e anti israeliano, che ha usato soltanto fonti di Hamas o di organizzazioni da esso dipendenti.

Questo forse è l’aspetto più grave. Perchè una shitstorm da parte del fronte palestinista era scontata (anche se non accettabile nei termini in cui sta andando avanti), ma che nessuno dei miei colleghi metta minimamente in dubbio il rapporto della commissione, in un Paese dove il numero degli abitanti è invece cresciuto, è il segno di quanto non ci sia alcun interesse a mettere in discussione la tesi mainstream. Forse per convinzioni reali, forse solo per inseguire ciò che fa hype. In entrambi i casi, è molto grave.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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