L’Islanda va, l’Armenia e il Belgio vengono: la lineup di Eurovision 2026 si chiude a 35 Paesi
L‘Islanda va, l’Armenia viene. Come avevamo annunciato, anche nel nostro editoriale, RÚV, l’emittente televisiva islandese, non parteciperà ad Eurovision 2026 Lo ha comunicato la decisione con una nota che non lascia spazio a interpretazioni:
“Considerato il dibattito pubblico in corso nel Paese e le reazioni alla decisione presa la scorsa settimana dall’EBU, è chiaro che né gioia né serenità prevarranno riguardo alla partecipazione della RÚV all’Eurovision. La RÚV ha quindi deciso di comunicare oggi all’EBU che non prenderà parte all’Eurovision il prossimo anno”.
La motivazione è la stessa che ha spinto le altre quattro emittenti al boicottaggio: la contestata ammissione di Israele alla competizione, una decisione che ha scatenato polemiche e divisioni profonde all’interno della comunità eurovisiva. La decisione non sorprende, visto che l’Islanda è in prima linea dall’inizio contro Israele, essendo anche una delle nazioni europee a più alto numero di Palestinesi e maggiormente antisemita.
Con la conferma anche della armena ARM TV e della tv belga RTBF – che sarà al via pur avendo votato contro la partecipazione di Israele, così come il Montenegro – la lineup per Vienna si chiude dunque a 35 Paesi partecipanti, il numero più basso da quando sono state introdotte le semifinali, con due Paesi (Spagna e Irlanda) che non trasmetteranno nemmeno l’evento, confermando come la loro protesta non sia contro il Governo di Netanyahu ma contro Israele.
Le delegazioni si preparano ora per il momento chiave del 12 gennaio, quando avverrà il tradizionale passaggio delle chiavi con Basilea, città che ha ospitato l’ultima edizione, seguito dall’attesissimo allocation draw, il sorteggio delle semifinali.
Sarà proprio in quell’occasione che si scoprirà in quale delle due semifinali si esibirà fuori gara il rappresentante italiano, che verrà selezionato al Festival di Sanremo 2026
I Paesi in concorso
Dunque saranno in gara oltre all’Austria padrona di casa: Albania, Armenia, Australia, Azerbaigian, Belgio, Bulgaria, Cechia, Cipro (che ha ufficializzato Antigoni Buxton come artista), Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Montenegro, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, San Marino, Serbia, Svezia, Svizzera, Ucraina.
La lettera di Martin Green: “Vi ascoltiamo”
A conclusione di settimane difficili, Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest per conto dell’EBU, ha sentito il bisogno di rivolgersi direttamente alla fanbase con una lettera aperta carica di emozione e riflessione.
“So che molti di voi stanno provando forti emozioni in questo momento, ed è per questo che ho voluto scrivervi direttamente”, esordisce Green, riconoscendo apertamente il dolore e la rabbia di molti fan. “Alcuni di voi ci hanno scritto, hanno parlato, o hanno espresso rabbia e dolore per quello che vedono come silenzio di fronte alla tragedia. Voglio dirvi che vi ascoltiamo. Capiamo perché vi sentite così fortemente e colpisce anche noi”.
Il direttore ha poi richiamato le origini storiche della manifestazione: “L’Eurovision Song Contest è nato 70 anni fa – in un’Europa divisa e fratturata – come un simbolo di unità, pace e speranza attraverso la musica. Questi fondamenti non sono cambiati e nemmeno lo scopo del Contest. È sopravvissuto e ha prosperato attraverso guerre, sconvolgimenti politici e confini mutevoli”.
Green ha spiegato la posizione dell’organizzazione con parole chiare: “Sappiamo che molti fan vogliono che si assuma una posizione definita su questioni geo-politiche. Ma l’unico modo in cui l’Eurovision Song Contest può continuare a unire le persone è assicurandoci di essere guidati dalle nostre regole prima di tutto”.
Una promessa ferma è arrivata sul rispetto delle regole: “Per quanto riguarda il prossimo anno, ci assicureremo che tutte le emittenti partecipanti rispettino le regole della competizione e, se non lo faranno, vi dò la mia promessa che non lo tollereremo e lo denunceremo”.
Particolare attenzione Green ha riservato ai Paesi che hanno scelto di non partecipare: “Voglio parlare in modo specifico ai fan in Irlanda, Spagna, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi, le cui emittenti, come tutti i nostri Membri, hanno preso una decisione che era giusta per loro e hanno contribuito al dibattito con grande dignità. Tutti noi qui rispettiamo la loro posizione e decisione. Continueremo a lavorare con i nostri amici e colleghi nella speranza che tornino presto al Contest”.
La lettera si conclude con un appello all’unità: “In un mondo difficile possiamo davvero essere Uniti dalla Musica”.
La posizione ufficiale dell’EBU
A stretto giro è arrivata anche una comunicazione ufficiale dell’EBU – European Broadcasting Union, che ha voluto chiarire la propria posizione di fronte alle critiche ricevute.
“Sulla scia della recente discussione dell’Assemblea Generale sull’Eurovision Song Contest, diversi membri dell’EBU sono stati criticati per la posizione che hanno assunto nel dibattito”, si legge nella nota. L’organizzazione ha denunciato come “del tutto imprecisi e male informati” alcuni degli attacchi rivolti ai propri membri, “su entrambi i lati dell’argomento”.
L’EBU ha tenuto a sottolineare che “il dibattito sull‘Eurovision Song Contest è stato rispettoso e articolato” e che “i membri che esprimevano le loro opinioni riflettevano le loro opinioni e il loro pubblico su questo difficile problema, non su quelli di alcuna prospettiva politica o di partito politico”.
La dichiarazione ribadisce il rispetto per le decisioni individuali: “L’EBU rispetta il diritto dei membri di prendere una decisione individuale sulla partecipazione all’Eurovision Song Contest, qualunque sia la decisione”.
Con uno sguardo al futuro, l’organizzazione conclude: “Non vediamo l’ora di lavorare con coloro che prendono parte a Vienna e speriamo che quei membri importanti che non parteciperanno al 2026 torneranno all’Eurovision Song Contest molto presto. Continueremo a lavorare con loro per cercare di raggiungere questo obiettivo”.
Selezioni nazionali sotto tensione
Si apre ora la stagione delle selezioni nazionali, che si preannuncia particolarmente infuocata. Il clima di tensione ha già raggiunto il Portogallo, dove alcuni autori che prenderanno parte al Festival da Canção hanno lasciato intendere che potrebbero rinunciare alla partecipazione in caso di vittoria, pur di non dividere il palco con Israele.
E in queste ore ha fatto molto discutere anche il gesto di Nemo, l’artista non binary vincitore di Eurovision 2024 che ha riconsegnato il trofeo vinto in segno di protesta per la presenza di Israele. Una risposta alla lettera citata di Martin Green, che però arriva dopo che l’artista per ben tre volte ha diviso il palco dell’Eurovision proprio con Israele, proprio lo scorso Maggio.
La strada verso Vienna si presenta dunque accidentata e carica di incognite. L’Eurovision Song Contest 2026 sarà ricordato non solo per la musica e lo spettacolo, ma anche come momento di profonda riflessione sui valori e sul ruolo di una manifestazione che da 70 anni cerca di unire l’Europa attraverso la musica, in un mondo sempre più complesso e diviso.
Euromusica coprirà l’evento
La redazione di Euromusica, come è noto, è molto divisa sull’argomento, ma come è nel nostro stile, lasciamo da parte le opinioni di ciascuno e ci concentreremo solo sui fatti. Saremo quindi presenti a Vienna – e nel corso dell’anno continueremo a raccontarvi gli sviluppi e le selezioni nazionali. Il nostro obiettivo è fare informazione, non i tifosi dell’una e dell’altra parte. Siamo una testata giornastica, ed abbiamo il dovere di fare i giornalisti. Rispettiamo – pur non condividendola – la decisione di chi ha scelto di non effettuare coverage dell’evento. Ma noi siamo un’altra cosa e sempre sarà così.
