Eurovision 2015, il trionfo della qualità. E i paesi dell’Ovest…
Pochi ma buoni. L’Europa Occidentale mantiene il ruolo di favorita per portare a casa il trofeo della sessantesima edizione dell’Eurovision Song Contest con Italia e Svezia fra le più quotate eppure scavando a fondo si scopre che per la musica dell’ovest è stata una disfatta: in finale troveremo infatti solo 11 paesi dell’ovest su 27 in finale e la cosa che fa più impressione è che sei sono in realtà i big già ammessi di diritto (Germania, Francia, Italia, Francia, Regno Unito e l’Austria padrona di casa) ai quali si aggiunge l’Australia. Dunque in realtà le semifinali hanno decimato il plotone occidentale, promuovendo solo due nazioni scandinave (Svezia e Norvegia), due mediterranee (Cipro e Grecia) e il Belgio. Colpa senz’altro di troppe canzoni non all’altezza da parte di paesi che in genere sanno come muoversi sia nel concorso che nell’industria musicale.
Curiosamente, l’ordine di uscita di domani sera, compilato ieri notte dall’EBU e dalla ORF sembra fatto su misura per tenere davanti agli schermi sino alla fine i telespettatori italiani (e del resto ieri la semifinale live ha battuto ogni record di ascolti per Rai 4, come riferisce il nostro partner Eurofestival News): Il Volo ultimi a cantare, giusto dopo Elhaida Dani, rappresentante albanese uscita da The Voice of Italy. E come se non bastasse, le esibizioni saranno aperte dagli sloveni Maraaya, la cui canzone “Here for you” sta girando nelle radio italiane ed è prodotta da Gabry Ponte (l’ordine di uscita completo lo trovate qui).
La seconda semifinale, intanto, ha confermato come ormai il trend musicale sia quello di proporre un ampio spettro di sound, con sempre meno spazio ai detrattori e a coloro che parlano di baracconate e cattivo gusto senza nemmeno guardare lo show. Gridano vendetta le eliminazioni di Repubblica Ceca e (soprattutto) Irlanda, ma chi cerca la classe e la qualità, avrà modo di vederla e ascoltarla: la lettone Aminata, che ha portato il Pese in finale otto anni dopo Roberto Meloni e i suoi pirati, porta un brano moderno, infarcito di dubstep, con una vocalità interessantissima.
La Norvegia punta sul fascino vocale di Debrah Scarlett, ben amalgamata con la timbrica di Morland e la polacca Monika Kuszynska ha mostrato al mondo come la classe, lo stile e anche la femminilità prescindano dalla presenza di una sedia a rotelle: la sua ballata anni 90 non sarà forse un capolavoro di modernità ma è uno dei pezzi meglio cantati della rassegna, destinato a fare il pieno al televoto da noi dove notoriamente votano quasi esclusivamente gli stranieri residenti ma anche in tanti altri paesi ad alto tasso di connazionali.

