Sanremo 2025, Giorgia e Annalisa vincono la serata cover: le nostre pagelle
Report live da Sanremo – Lunga serata cover a a Sanremo 2025 con un esito finalmente giusto e cioè la vittoria di Giorgia e Annalisa su “Skyfall” di Adele, davanti a Lucio Corsi e Topo Gigio, premio forse al brano più nazionalpopolare, ovvero “Nel blu dipinto di blu”. Nel complesso una buona serata, caratterizzata sul finale dall’incredibile disastro tecnico sull’esibizione di Bresh e Cristiano De Andrè: prima il rapper senza voce poi si smonta tutta l’amplificazione dell’ospite, scurissimo in volto. I due ottengono, giustamente di poter ricantare. La serata di stasera non fa media e forse non è un bene per i primi due classificati, anche visto che il principale competitor, leggi alla voce Cristicchi, non è nella Top 10. Sarà curioso comunque scoprire tutta la classifica a festival completo. Stasera votavano tutte le giurie, ma come si vede dalla Top 10, il televoto ha fatto ancora grossi danni.
La classifica (top 10)
- Giorgia/Annalisa
- Lucio Corsi/Topo Gigio
- Fedez/Marco Masini
- Olly/Goran Bregovic
- Brunori Sas/Riccardo Siniaglia/Dimartino
- Irama/Arisa
- Rocco Hunt /Clementino
- Elodie/Achille Lauro
- Clara/Il Volo
- The Kolors /Sal Da Vinci
Le nostre pagelle
Rose Villain con Chiello, Fiori rosa, fiori di pesco di Lucio Battisti. La domanda era soprattutto come sarebbe andata per Chiello. Il trapper lucano se la cava, ma Rose Villain comunque lo sovrasta. Niente di straordinario, ma la cover è fatta bene e le canzoni di Battisti aiutano. VOTO 7
Modà con Francesco Renga, Angelo di Francesco Renga: Due urlatori messi insieme non fanno una somma, bensì una sottrazione. Nel senso che sottraggono udito alle orecchie e pazienza all’ascoltatore. Per il resto, con l’interprete originale a fianco, non può che uscirne una versione simile a quella incisa. VOTO 5.5
Clara con Il Volo, The sound of silence di Simon and Garfunkel: Plauso soprattutto a Clara perchè – al di là dei gusti personali – la prova vocale de Il Volo è quella dei tempi migliori e lei li regge perfettamente. Non riesco a farmi piacere il trio vocale, però il pacchetto è fatto bene e non posso dare un voto basso, non sarebbe giusto. VOTO 8.
Noemi e Tony Effe, Tutto il resto è noia di Franco Califano. Califfo, perdonalo per aver trasformato la tua canzone in un rap. Noemi prova a salvare il salvabile col graffiato, che però in questa canzone non c’entra nulla. Un gioco a rincorrersi dal quale non esce nessuno vincitore. VOTO 3
Francesca Michielin e Rkomi, La nuova stella di Broadway di Cesare Cremonini: Il modo di cantare di Rkomi è irritante, con o senza autotune. Francesca Michielin lo limita e per fortuna si prendere la scena. Ne esce un’operazione ben fatta, soprattutto per lei al piano. VOTO 6.5
Lucio Corsi con Topo Gigio, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Johnny Dorelli: Come si fa a giudicare il duetto con un topo della tv? Diciamo che il rischio era che finisse tutto in vacca, invece ne esce una cosa tutto sommato rispettosa. Che poi Volare la sanno anche i muri e l’effetto è un po’ quello del karaoke. Ma vabbè, dai. VOTO 6.5
Serena Brancale con Alessandra Amoroso, If ain’t got you di Alicia Keys: Il rischio era quello di un derapage e invece ne esce un duetto di gran classe, che unisce il talento da world music della cantante barese e la vocalità straripante della salentina, contenuta entro i giusti confini. Tre minuti di grande spettacolo. VOTO 8
Irama con Arisa, Say something di Cristina Aguilera: Più che un duetto, un trio: Arisa, Irama e l’autotune di ques’ultimo. Naturalmente l’inteprete lucana asfalta Irama, ma era facile prevederlo. Nel complesso, tutto molto squilibrato, quindi il voto è una media. VOTO 5.
Gaia con Toquinho, La voglia, la pazzia di Ornella Vanoni: La grossa sorpresa di questa serata. L’anima brasiliana di Gaia (la madre è del paese sudamericano) sguazza nel samba che lo stesso Toquinho e Chico Buarque de Hollanda hanno composto per Ornella Vanoni. Intonazione perfetta e il Maestro Toquinho l’accompagna con la sua classe. Divertono e si divertono. VOTO 9.
The Kolors con Sal Da Vinci, Rossetto e caffè di Sal Da Vinci: Si può peggiorare un brano già terribile? Con la “kolorizzazione” missione compiuta. VOTO 4.5
Marcella Bella con i Twin Violins, L’emozione non ha voce di Adriano Celentano. La cosa più emozionante è la presenza del fratello Gianni in platea. Per il resto è un omaggio ben fatto ma senza picchi, senza contare che i due talenti del violino fanno quasi da soprammobili. VOTO 6.
Rocco Hunt con Clementino, Yes I know my way di Pino Daniele: Fanno quello che sanno fare meglio, cioè il rap e ovviamente lo fanno bene, con più uno slot con la voce registrata di Pino Danele. Per gli amanti del genere, ma tre minuti indubbiamente divertenti. L’amicizia fra i due si percepisce anche sul palco. VOTO 7.5
Francesco Gabbani con Tricarico, Io sono Francesco di Tricarico. L’intonazione non è mai stata il pezzo forte del cantautore milanese e non lo è nemmeno stavolta (peraltro neanche si sforza). Il pezzo già è quello che è, non ne esce valorizzato. VOTO 5.
Giorgia con Annalisa, Skyfall di Adele. Viene giù l’Ariston, giustamente. Prova muscolare di Giorgia insieme alla miglior interprete femminile in circolazione al momento, su un pezzo complicatissimo dove molte altre sono cadute. Nell’anno in cui la serata cover non fa media, mettono tre spanne sopra a tutti gli altri. VOTO 10.
Simone Cristicchi con Amara, La cura di Franco Battiato: La canzone è meravigliosa, accompagnata furbamente da versi in aramaico tratti dai salmi. Ma tutto risulta un pò freddino: Amara è migliore come autrice e Cristicchi fa il Cristicchi. Bene, insomma, ma niente per cui strapparsi i capelli. VOTO 7.
Sarah Toscano con gli Ofenbach, Overdrive degli Ofenbach: Scelta rischiosissima perchè sui brani EDM la parte vocale deve essere impeccabile. Ma è anche giusto che una ragazza di 18 anni canti cose recenti. Ne esce bene, è forse la prova migliore della vincitrice di Amici in questo festival. Se lavora sull’intonazione, può diventare la nuova Annalisa. E poi portare i signori della dance francese all’Ariston è un valore aggiunto. VOTO 8.5
Coma_Cose con Johnson Righeira, L’estate sta finendo dei Righeira: Fa un certo effetto sentire questo pezzo suonato con l’orchestra, va detto. Per il resto sono tre minuti senza pretese, ma almeno stavolta hanno azzeccato la cover. VOTO 6
Joan Thiele con Frah Quintale, Che cosa c’è di Gino Paoli: Bella versione accompagnata da un’arpista, delicata e rispettosa. Joan Thiele si cala bene in un brano comunque pensato per una voce maschile e il rapper bresciano è presenza discreta. C’è intesa, il pacchetto è ben costruito. Anche qui nulla per cui strapparsi i capelli, ma si ascolta con piacere. Mezzo punto in più per l’arrangiamento. VOTO 7.5
Olly con Goran Bregovic e la Wedding Funeral Band, Il pescatore di Fabrizio De Andrè. Olly acappella con l’autotune. Già basterebbe questo. Bregovic e la sua orchestra regalano un minimo di dignità ad una prova vocale ai limiti dell’imbarazzante. Fabrizio De Andrè si sarà rivoltato nella tomba. Bregovic invece starà pensando ai soldi che ha preso per fare questa roba. Bambini in campo per l’effetto Mr. Fox (già Mr. Rain) VOTO 4 (per Bregovic, altrimenti 2).
Achille Lauro ed Elodie, Tributo a Roma con A mano a mano di Cocciante e Folle città di Loredana Bertè: Bell’arrangiamento su brani che calzano benissimo per le loro voci. Ancora una volta dimostrano entrambi che al di là dell’aspetto e del look sanno cantare molto bene. Elodie particolarmente performante. C’è intesa fra loro, si vede. VOTO 8.
Massimo Ranieri con i Neri Per Caso, Quando di Pino Daniele. Arrangiamento jazz con accompagnamento a cappella, che appesantisce tremendamente tutto quanto. Nonostante Ranieri, per me è no. VOTO 5.
Willie Peyote con Tiromancino e Ditonellapiaga, Un tempo piccolo di Franco Califano: Esempio di come andrebbero sempre fatte queste cose a Sanremo. Bell’arrangiamento, uno gioco di voci che si intrecciano e un assolo di chitarra a nobilitare il tutto. Versione rispettosa e delicata. Una delle cose migliori della serata. VOTO 8.
Brunori Sas con Riccardo Sinigallia e Dimartino, L’anno che verrà di Lucio Dalla: Altro grande arrangiamento, con tre chitarre, il mandolino e lo xilofono: voci bene armonizzate anche se non eccezionali, il pubblico batte le mani a tempo e gradisce. Anche chi scrive. L’esperienza di chi sta sui palchi live da ben prima del mainstream. Brunori ha preso una stecca a metà canzone, ma è un peccato veniale. VOTO 8
Fedez con Marco Masini, Bella Stronza di Marco Masini. Le barre riflettono la confusione psicologica, non aggiungono e non tolgono niente al pezzo, che resta bello quando è cantato da Masini. Quindi il voto è una media. VOTO 5
Bresh con Cristiano De André, Creuza de mä di Fabrizio De André: Grandissimi professionisti, portano a casa la canzone nonostante i vergognosi problemi tecnici prima e persino durante l’esibizione, con un tecnico che entra in campo per sistemare il microfono. Nemmeno alle sagre. Per il resto è una prova che rende giustizia al pezzo. Giustamente li fanno ricantare. VOTO 7.5
Shablo, ft Guè, Joshua e Tormento con Neffa -medley con Amor de mi vida dei Sottotono e Aspettando il sole di Neffa: Categoria: vecchi rapper. Tre minuti indietro nel tempo a metà degli anni 90. Per gli amanti del genere, ma indubbiamente fatto bene. VOTO 7
