Sanremo 2025: le pagelle della seconda serata. Alex Wyse e Settembre in finale
Live da Sanremo – È andata in scena la seconda serata del Festival di Sanremo 2025, con la sfida delle Nuove Proposte e 15 dei 29 big in gara. A votare per le Nuove Proposte sono state tutte e tre le componenti di voto, mentre per i Big è stato il turno di televoto e giuria delle radio al 50%. Ecco dunque le nostre pagelle, al terzo ascolto (tra prove e dirette) per i Big e all’ennesimo per le Nuove Proposte, degli artisti che si sono esibiti in questa serata.
La giuria delle radio e il televoto hanno collocato in Top 5, in ordine casuale, Giorgia, Simone Cristicchi, Fedez, Achille Lauro e Lucio Corsi.
Le pagelle della seconda serata di Sanremo 2025
Nuove Proposte
Alex Wyse – Rockstar: la sala stampa canta in coro il ritornello e applaude fragorosamente. D’altronde dopo tanti ascolti questa power ballad entra in testa senza problemi. Non è la canzone migliore di questo Sanremo, tra le nuove proposte, però è indubbiamente ben costruita. VOTO 7
Vale LP e Lil Jolie – Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore: il pezzo è una hit. Su questo non ci sono dubbi, peccato però che la performance tutt’altro che entusiasmante di Vale LP condizioni la performance generale. VOTO 8 per la canzone, 3 per la performance. MEDIA 5,5
Maria Tomba – Goodbye voglio good vibes: brano troppo scanzonato, è letteralmente come bere un bicchiere di acqua calda e sgasata quando hai sete. È un peccato perché Maria Tomba canta molto bene, ma il pezzo è un no assoluto. VOTO: 2
Settembre – Vertebre: la sala stampa canta in coro, e anche qui è indice di quanto la stampa abbia apprezzato questo brano. Certo che dopo il pezzo ascoltato in precedenza non è difficile risultare gradevole, però in questo brano è tutto fatto così bene: l’arrangiamento orchestrale è perfetto, Settembre canta benissimo (e non è una novità), insomma qui si rasenta la perfezione. Non gli perdoniamo l’aver eliminato Angelica Bove, ma onore a lui. VOTO 9
Big
Rocco Hunt – Mille vote ancora: il pezzo è “simpatico”, ma nulla di più. Alcuni colleghi in sala stampa cantano e ballano, però bisogna essere oggettivi: è un pezzo debole, che già al terzo ascolto ha abbondantemente stufato. Peccato perché avrebbe potuto fare molto meglio. VOTO 2
Elodie – Dimenticarsi alle 7: parliamo di un brano radiofonico, che ha un potenziale enorme ma è un diesel. Solo al terzo ascolto si inizia ad apprezzare maggiormente. Il talento di Elodie lo conosciamo, è un animale da palcoscenico e sa perfettamente come performare in un evento del genere. Un voto in più per quelle percussioni elettroniche che sono le stesse che ascoltiamo in “Tattoo” di Loreen. VOTO 8
Lucio Corsi – Volevo essere un duro: un autentico capolavoro, senza se e senza ma. La sala stampa gli tributa una meritatissima ovazione. Stiamo parlando di un cantautore straordinario, un acrobata del cantautorato che vive di arte e rende la sua arte pura luce ed emozione. “Non sono altro che Lucio”, canta, e menomale! VOTO 10
The Kolors – Tu con chi fai l’amore: la sala stampa batte le mani a tempo e canta in coro. Non può essere altrimenti, d’altronde dalle primissime note si viene teletrasportati in una spiaggia di Riccione o della Riviera Romagnola, dove gli altoparlanti passano tutti i tormentoni estivi tra l’annuncio di un bambino smarrito e la pubblicità dell’Aquafan. Stash ha cantato davvero bene questa sera, quindi nulla da dire. Tormentone estivo anche a febbraio. VOTO 9
Serena Brancale – Anema e core: sarà che chi vi scrive è barese come questa cantautrice unica, sarà che ha una personalità magnetica o che il pezzo è la perfetta commistione tra il jazz e la veracità meridionale, ma questo brano attira come pochi. Non è il suo pezzo migliore, però è sicuramente meglio di “Baccalà”. La classe di “Galleggiare” non la raggiunge, ma chissenefrega: è un pezzo che si lascia ascoltare e anche la stampa sembra apprezzare, almeno in parte. VOTO 7
Fedez – Battito: questo pezzo è una bomba. Mi assumo le responsabilità di quanto scrivo, perché non è un pezzo da vittoria al Festival ma è un rap fatto benissimo, la produzione è incredibile e l’orchestra è la ciliegina sulla torta. Aggiungendo lo staging e la regia che fanno un lavoro immenso, il risultato è fantastico. Non è da vittoria, quindi non può essere 10, ma il voto è molto alto. VOTO 8
Francesca Michielin – Fango in paradiso: la miglior Francesca Michielin degli ultimi anni. Il brano ricorda vagamente “The winner takes it all” degli ABBA nel ritornello, ma è così intimo e personale che emoziona dalla prima all’ultima nota. Le lacrime alla fine dell’esibizione la dicono lunga. VOTO 10
Simone Cristicchi – Quando sarai piccola: era perfetto per Musicultura, ma l’ha portato sul palco dell’Ariston che, ricordiamo, non ospita solo il Festival di Sanremo ma anche le Targhe Tenco. Qui però siamo al Festival della Canzone Italiana, non al Festival della Canzone Popolare e d’Autore che da anni si svolge allo Sferisterio di Macerata. La canzone è meravigliosa, non fraintendiamoci, ma va contestualizzata. Palco sbagliato. VOTO 6 politico
Marcella Bella – Pelle diamante: non la produzione migliore di Marcella. Per carità, un brano radiofonico, molto orecchiabile, però c’è di meglio. A partire da “Tacchi a spillo”, che è la sua ultima vera hit. Sembra un po’ un tentativo non proprio riuscito di scimmiottare i Ricchi e Poveri e Loredana Bertè. VOTO 4
Bresh – La tana del granchio: il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette. Citazione di De Gregori non a caso, perché “Guasto d’amore” è diventato l’inno del Genoa, ma ironia a parte è un brano estremamente interessante. Bresh ci sa fare, il pezzo si lascia ascoltare con piacere, insomma davvero ottimo lavoro. VOTO 7
Achille Lauro – Incoscienti giovani: questo è l’Achille Lauro che meritiamo e di cui abbiamo veramente bisogno. È il degno sequel di “Amore disperato”, che è un capolavoro, impreziosito da un bellissimo assolo per sassofono sul finale. In lizza per la vittoria, probabilmente, ma è davvero il miglior Achille Lauro di sempre. VOTO 10
Giorgia – La cura per me: qui non c’è nulla da dire. Una canzone meravigliosa, una delizia per le orecchie che tocca certe corde in grado di scatenare le emozioni più forti. Una fuoriclasse indiscussa che, grazie alla complicità di Blanco e Michelangelo, fa piangere lacrime di emozione sincera. La sala stampa le tributa giustamente un’ovazione. Da ascoltare in piedi e in religioso silenzio per onorare questo capolavoro. VOTO 10
Rkomi – Il ritmo delle cose: anche qui c’è pochissimo da dire. L’orchestra lo penalizza troppo, ma il pezzo è talmente inconsistente e martellante che a lungo andare può anche piacere. Di sicuro è una delle peggiori produzioni di Rkomi, e questo suo cantare in corsivo non lo aiuta per nulla con l’orchestra. I due ballerini non giovanissimi sul palco non c’entrano nulla con la canzone, sono messi lì per fare scena. VOTO 1
Rose Villain – Fuorilegge: sarebbe bello trovare un difetto a Rose Villain. Ha una bella voce, canta benissimo, le sue canzoni sono quasi tutte orecchiabili e radiofoniche (e questa non è certo un’eccezione). Meno “a punto” di “Click boom!”, ma non per questo meno forte. Insomma, Rose Villain è Rose Villain e questo pezzo funziona anche se è meno immediato. VOTO 7
Willie Peyote – Grazie ma no grazie: parliamo di un brano politico nell’accezione positiva del termine, radiofonico, ironico ma non troppo, pieno di citazioni (dai Bee Gees a Stevie Wonder, passando per gli Articolo 31). Insomma, è Willie Peyote senza se e senza ma, anzi, è il miglior Willie Peyote, in grado di portare ottime produzioni e di colpire positivamente. VOTO 8
